Il ritratto ai tempi del COVID-19

Come se non fossero sufficienti le farneticazioni di sovranisti e simili, adesso anche i virus sembrano essersi allineati per obbligarci (almeno momentaneamente) a un modello di società nella quale dobbiamo evitare assembramenti, incontri, spostamenti e, persino, il contatto fisico.

Ovviamente ci sono delle serie esigenze sanitarie, però questa immagine di immobilità, di separazione e di non-comunicazione è lo stesso delle peggiori dittature, nelle quali, curiosamente, così come avviene oggi, la stretta di mano viene sostituita con saluti che non implichino il contatto fisico.

Bene, per fortuna ci sono aspetti della fotografia, e non solo, che superano la necessità di un contatto fisico per instaurare relazioni e comunicazioni profonde.

La forza del ritratto è questa: aprire un potente, anzi direi possente, canale emozionale e comunicativo tra fotografato e fotografo, in grado di permetterci profonde riflessioni sull'”altro”.

In questo momento divisorio proviamo, allora, a fotografare ancora di più le persone, ricevendo e donando contemporaneamente aspetti intimi e profondi delle nostre personalità.

“Ritratto”, non a caso, fa rima con “Contatto”.

Io, da parte mia, intanto, ho l’intenzione di continuare, esattamente come sempre, a incontrare, conoscere e fotografare persone, per raccontare le loro storie.

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