Il ciclismo non è solo uno sport bellissimo, declinabile in mille versioni, popolare (nel vero e migliore senso della parola), nobile e faticoso, ma è anche una delle attività “in movimento” più belle da fotografare.

Ecco qualche consiglio sull’argomento.

Se volete approfondire il tema, sto organizzando per aprile un workshop di fotografia di ciclismo urbano a Milano.

Questo è un primo programma di massima, a breve pubblicherò quello definitivo.

Nel frattempo contattatemi, vi terrò informati sul programma definitivo e le date.

Siate parte della tribù

Pistaioli, malati del downhill, messenger fissati sulla fixed, enduristi, nobili cavalieri del vintage gravel …

Sono solo alcuni delle tribù che popolano le mille galassie del ciclismo.

Ciascuna ha un suo linguaggio, delle manie e dei feticismi differenti, così come sono diverse le estetiche e le culture e subculture collegate.

Per rappresentare al meglio ognuna di queste tribù dovrete per forza imparare a farne parte, assorbendone la filosofia e lo stile di vita.

Imparate i linguaggi

Non solo quelli verbali, ma anche quelli estetici.

Imparate a rappresentare al meglio il gesto atletico nella sua migliore espressione estetica, interloquite con i vostri modelli, cercate e create situazioni non banali.

Per fare tutto questo servono, obbligatoriamente, un linguaggio e un “sentire” comuni.

Muovetevi per cogliere il movimento

Correte, camminate, saltate, ma salite anche su biciclette e moto.

Imparate a fare ricognizioni sui tracciati, per individuare i migliori spot che userete dopo i fase di shooting.

Imparate a essere scomodi

Alcuni dei momenti più belli del ciclismo hanno a che fare con la fatica e la scomodità.

Essere un po’ masochisti aiuta, imparerete così non solo a sopportare, ma anche ad amare la pioggia sulla strada, il fango del ciclocross, le mattinate di nebbiose pedalate urbane.

Su e giù

Cambiate spesso il punto di vista, cercando visioni diverse e originali.

Uscite dal solito confortevole repertorio e imparate a giocare con gli atleti, l’ambiente e la meccanica delle biciclette.

Movimento e tridimensionalità

Uno dei motivi per i quali fotografo è la voglia di superare ogni volta i limiti di un medium statico e bidimensionale.

Non c’è niente di più divertente di rendere il movimento attraverso la composizione, la tecnica fotografica e la fantasia, così come “inventarsi” le tre dimensioni (e magari la quarta, quella temporale) su un piatto pezzo di carta.