A volte qualcuno mi chiede (e ogni tanto lo faccio anche io) in che modo si possa sviluppare uno stile espressivo.
Per me la domanda è di difficile risposta, per motivi pratici, in quando la mia storia mi ha portato e mi porta a esprimermi attraverso media differenti, ma anche per un carattere fondamentalmente irrequieto, che mi aiuta a considerare ciascuna esperienza di comunicazione come un caso a sé, anche se all’interno di un processo logico.

Allo stesso modo mi sento influenzato in modo molto libero da persone la cui esperienza e professione è spesso molto lontana dalla mia.
E’ il caso di Renzo Piano, il cui Elogio della costruzione è la sintesi di un pensiero che mi sento di condividere pienamente.

In particolare, mi riconosco molto nella frase: “L’architettura è società, perché non esiste senza la gente, senza le sue speranze, le sue aspettative, le sue passioni.
E’ importante ascoltare la gente.
Ed è difficile, soprattutto per un architetto. Perché c’è sempre la tentazione di imporre il proprio progetto, il proprio modo di pensare, o peggio, il proprio stile”.

Come fotografo, ma anche come scrittore, ho sempre cercato di allinearmi a un pensiero simile a questo, “piegando” di volta in volta “la tecnica” (fotografica, di scrittura, di copywriting, …), e anche la mia vanità stilistica, alle esigenze narrative ed espressive del momento.

Più che essere riconosciuto per uno stile, mi interessa che ciascuno dei miei lavori sia caratterizzato dalla più efficace capacità di racconto. Ciò indipendentemente dal fatto che stia fotografando sport, architettura, paesaggio o altro.

Se di stile dobbiamo parlare, forse mi interessa più esercitarlo nella fase preventiva, in quella della visualizzazione, dell’analisi di ciò che voglio narrare e in quella dell’interpretazione.

Così, per esempio, nella fotografia di paesaggio spesso mi piace interpretare l’ambiente attraverso una particolare attenzione ai suoi aspetti materici, oppure, attraverso la parola scritta, spesso ho il preciso intento di stimolare nel lettore curiosità parallele e complementari all’argomento che sto trattando.

Se date un’occhiata ai post del mio blog questo è abbastanza evidente, così come le gallerie che presentano una sintesi del mio lavoro fotografico esprimono tecnica e stile differenti, a seconda delle necessità (e anche del mood) del momento.

Ciò che penso (e spero) siano riconoscibili sono la curiosità, il desiderio di interpretare la realtà in modo non banale, l’attenzione a elementi non necessariamente espliciti, l’apertura agli stimoli esterni e, in generale, la voglia di riscrivere ogni volta le regole di un gioco che spero non mi annoi mai.