La scorsa lezione abbiamo visto come si può sviluppare una fruttuosa interazione tra noi e il soggetto da fotografare, nel nostro caso il paesaggio.
In quanto esseri umani, per noi ha fondamentale importanza un altro fattore, anche in questo genere fotografico: l’elemento umano.
Con questo non intendo dire che sia obbligatorio o necessario includere espliciti elementi di presenza umana nelle fotografie, anzi, in un mondo antropizzato come il nostro, anche in natura è spesso difficile non incappare in elementi indesiderati.
Io scatto spesso in montagna e molte volte mi trovo costretto a vere acrobazie compositive per evitare tralicci, funi o altre piacevolezze del genere.
L’argomento che vorrei sviluppare in questo articolo è più sottile, ossia come creare un legame di immedesimazione, di interesse umano, tra ciò che fotografiamo e il nostro pubblico.

Psicologia dello spettatore e intento emozionale

Sino a ora abbiamo imparato a come agire per esprimere l’idea che abbiamo in mente, attraverso la composizione, il progetto, la luce e così via.
Oggi, invece, dovrete inziare a pensare a come trasmettere ciò che avete in mente a un elemento esterno, il pubblico che vedrà le vostre foto.
Ciò ha a che fare molto con le emozioni.
Come in musica una determinata progressione armonica, un preciso accordo, o un ritmo creano un ben definito mood, allo stesso modo potete imparare a usare ciò che avete imparato sino a ora per comunicare con il vostro pubblico in modo altrettanto preciso.
Alcuni banali esempi: un’immagine high key spesso trasmette una sensazione di puliza ed essenzialità, il flusso d’acqua fotografato con tempi lenti è sovente una rappresentazione di serenità, mentre una prospettiva dal basso può rendere il soggetto minaccioso o incombente.
Per questo è importante che sviluppiate un vostro repertorio stilistico, che vi permette di esprimere un preciso intento di comunicazione emozionale.
E’ la vostra “cassetta degli attrezzi“.
Vediamo ora quattro esempi pratici per capire come si può fare “entrare” lo spettatore nella vostra fotografia.

I manufatti

A parte il suo significato religioso, la croce spesso viene associata alla morte e a un immaginario gotico che ben si sposa con gli altri elementi compositivi di questa immagine.
Ho voluta accentuare questo mood con una leggera vignettatura e lavorando sul contrasto del bianco e nero, aggiungendo volutamente anche della “grana” artificiale alla fotografia, con Nik Silver Efex.

L’architettura

La baita, unico elemento architettonico e umano in una composizione il più possibile minimalista, trasmette allo spettatore un senso di solitudine.
Ci si immagina riparati all’interno dell’edificio, oppure come viandanti che busseranno alla sua porta, alla scoperta del suo interno e dei suoi abitanti.

Le persone

E’ il metodo più semplice per “umanizzare” un paesaggio. In questo caso le due persone sono perfettamente integrate nella composizione dell’immagine, interagendo dinamicamente con le linee e le geometrie dell’architettura.
Ciò caratterizza lo scatto con un movimento quasi cinematografico.

Il punto di vista

Uno dei trucchi più vecchi della fotografia: l’uso delle cornici naturali, trasmette allo spettatore l’impressione di “sbirciare” il paesaggio, con una prospettiva ben precisa.

La mappa della lezione

Come nel post precedente, pubblico una mappa mentale generica, traccia personalizzabile per sviluppare con modalità specifiche gli argomenti di questo articolo, in base alle vostre esigenze.