Molte persone tendono a considerare la fotografia di paesaggio un genere “statico”.
Nel reportage, o nei servizi di moda, per esempio, l’interazione con il soggetto è più evidente.
Il rapporto tra fotografo e paesaggio è più sottile, ma non così statico come sembra.
Nello scorso articolo abbiamo visto quanto sia importante avere un’idea preventiva dell’ambiente nel quale si muoverà, dei luoghi e degli orari più adatti per ritrarre il nostro soggetto come lo desideriamo.
Non possiamo dire a una montagna “spostati qui”, o cambiare l’illuminazione di un paesaggio cittadino a colpi di flash, come faremmo in sala di posa, ma dobbiamo imparare a programmare, interagire con l’ambiente e, anche, a improvvisare quando necessario.
Qualche mese fa vi ho presentato l’immagine che segue, in relazione a un tema specifico, quello dell’adozione di punti di vista inusuali.
Oggi analizzeremo la storia di questa foto nel suo insieme, per capire quali sono state le fasi che l’hanno generata per così come la vedete.


Lo shooting risale al novembre di qualche anno fa.
Una delle prime nevicate aveva coperto la zona (che conosco bene, per cui non è stato necessario un lavoro di pianificazione o di ricognizione preventive) di un sottile strato di neve. Il giorno successivo è stato piuttosto caldo, per cui sapevo che la neve si sarebbe trasformata a breve, creando la texture che caratterizza tutta la parte inferiore dello scatto.
Come ho già detto nel post precedente, nella sessione ho volutamente ignorato il soggetto più banale, il Monte Rosa (a nord), a favore di quello di questa fotografia, che era a sud e in controluce.
Ho scelto il mio punto di vista e l’ottica per valorizzare le linee diagonali dei vari elementi e ho deciso di scattare controluce (la luce arriva da sinistra, rispetto allo scatto).
Scattando, sapevo già che avrei valorizzato alcuni elementi che già caratterizzavano l’inquadratura: la saturazione degli alberi e la desaturazione della neve.
Come ho già detto, la texture della neve era interessante, per cui in postproduzione l’ho evidenziata, tramite bleach bypass e aumentando le ombre dove necessario.
Di seguito vi presento anche, come promesso nel post precedente, una mappa mentale generica che vi può servire come memo per la fotografia di paesaggio.
Tra qualche giorno, invece, introdurremo l’elemento umano nel paesaggio, naturale e urbano.