Spesso artisti e creativi si accorgono che il proprio lavoro, se non ha addirittura salvato loro la vita, perlomeno l’ha cambiata in qualche modo importante.

Dalla scrittura e dalla fotografia io ho imparato l’ordine, un concetto dal quale sono esistenzialmente molto lontano (se entro in un ambiente troppo ordinato mi sento soffocare!).

Per me la vita e l’universo sono regolati dal caos, da un disordine comandato da norme non solo non ci è concesso comprendere e praticare, ma che secondo me sarebbe invece pericoloso seguire.

Nella scrittura e nel progetto fotografico, al contrario, la mia precisione spesso rasenta l’eccesso, per istinti e motivazioni a me totalmente ignoti (forse per un ironico e dantesco contrappasso?).

Nel tempo, per fortuna, ho imparato però il valore del lasciare “delle porte aperte” nei miei lavori, elementi incompleti che mi piace regalare all’immaginazione del pubblico.

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E, ancora, un’opera leggermente e sottilmente incompiuta, in qualche modo “sospesa“, per me è anche la scusa e lo stimolo per riprenderne alcuni aspetti in altri lavori.

Un modo per non annoiarsi in una routine creativa altrimenti autoreferenziata e autocompiacente.

Se avete voglia, date un’occhiata a questi due interventi di Marco Castoldi, nei quali esprime concetti in qualche modo simili.