Diciamocelo, si è ormai fotografato di tutto e di più, in ogni modo possibile e il web ce lo sta dimostrando con l’esponenziale sovraesposizione iconografica che ormai ci sta quasi soffocando.

A ciò non c’è rimedio, a parte perdere meno tempo online a guardare foto “belle ma inutili” (uno dei motivi per i quali ho abbandonato da anni 500px).

L’altro sta nel produrre qualcosa di sia pur minimamente originale.

Quando fotografiamo, quindi, chiediamoci se quello che stiamo inquadrando (e come lo stiamo inquadrando) aggiunge qualcosa, sia pure di impercettibile, alle rappresentazioni già esistenti.

E’ anche un buon metodo per sfuggire a pigrizia, noia e routine.

In questo modo, per esempio, una banale foto di mountain bike, uguale ad altre migliaia, può diventare un trittico quasi fumettistico, che con una semplice scomposizione spazio-temporale si può trasformare in una mini-esperienza di storytelling.

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