Nel corso degli anni mi è capitato anche di collaborare con numerose riviste di vari settori, spesso diversi uno dall’altro, tra le quali una che si occupava di logistica.

Uno dei concetti che ho acquisito in quel periodo è quello di “logistica inversa“, o “reversal logistic“.

Vi faccio un esempio per chiarirlo: la logistica inversa per un fabbricante di automobili è, per esempio, l’attenzione, già in fase di progettazione, al ciclo di fine vita del veicolo. In altre parole l’auto verrà progettata sì per circolare sulla strada, ma anche per essere smantellata e smaltita nel modo più efficiente, economico e con il minore impatto ambientale quando verrò rottamata.

Ok, ma in fotografia come possiamo applicare questo concetto?

Un modo interessante è quello di provare a verificare le nostre conoscenze di postproduzione immaginando il “prima” di una foto del quale conosciamo solo il “dopo”, analizzando al contrario le fasi di editing che hanno portato a quel risultato.

Provate: è un bell’esercizio, che sviluppa tecnica e fantasia e che ci fa capire ancora una volta come, per raggiungere a un risultato, spesso in postproduzione ci siano più di una strada da seguire.