Per un libero professionista è sempre difficile quantificare economicamente il proprio lavoro, soprattutto se opera in ambito creativo.

Vi è, innanzitutto, una discrepanza tra quello che “dovrebbe essere” e “quello che è“, come ben sanno i colleghi giornalisti, che spesso fatturano cifre ben diverse da quelle proposte dal tariffario ufficiale.

In ambito fotografico (ma anche in altri) il mio consiglio è quello di ragionare sempre a preventivo, per ogni singolo lavoro, spendendo il tempo necessario per ragionare bene su costi e compensi e, soprattutto, di presentarlo e spiegarlo con chiarezza al cliente.

Io personalmente ragiono in termini di giornate (la mezza giornata costa il 65% di quella piena), ovviamente spese escluse, e calcolo sempre anche quelle di postproduzione.

Altri preferiscono calcolare le ore.

Il costo di una giornata varia molto, in base a vari parametri, che cerco di riassumere più avanti, ma sono soggettivi, la mia intenzione è quella di proporvi un esempio sul quale costruire il vostro metodo.

Il tipo di servizio

E’ infatti molto diverso scattare delle immagini still-life o un servizio outdoor che implichi, magari, faticose trasferte a piedi.

Contano, quindi, la location, ma anche il tipo di attrezzatura richiesta (e la sua usura), i soggetti, l’interazione con i medesimi e, ovviamente, il vostro impegno professionale e psico-fisico.

Ovviamente anche la specializzazione e la “fama” (ma se siete “junior”, non svendetevi comunque, rovinereste il mercato e ne soffrireste nel vostro futuro da “senior”!) rendono più alte le tariffe.

Un fattore molto importante è anche quello del committente, che può essere più o meno esigente e presente. Alcuni demandano direttamente al fotografo tutto, altri sono molto presenti, anche sul set, il che implica un sottile “balletto” tra i loro desideri e quello che voi, da professionisti, sapete essere veramente efficace.

E’ sostanzialmente un lavoro di accounting, che può essere svolto dal vostro agente, ma che implica, ovviamente, impegno aggiuntivo.

Altri professionisti coinvolti

Anche in questo caso, un conto è lavorare da soli, un altro è essere coinvolti in un set complesso, con stylist, makeup artist, modelle e modelli, committente e altri. Una situazione del genere è spesso complicata, dal punto di vista pratico (magari il gruppo è anche multilingue), ma anche da quello “diplomatico“. Se la situazione e il budget ve lo permettono, è spesso salutare la presenza del vostro agente sul set, che faccia da “cuscinetto” tra voi e gli altri, permettendovi di concentrarvi sul vostro specifico lavoro.

Considerate quindi anche sempre il costo del vostro account/agente/agenzia (che vi consiglio di avere) e dell’assistente (altra figura spesso irrinunciabile).

Ci sono poi dei costi accessori, come, per esempio, il tempo impiegato per richiedere l’occupazione di suolo pubblico, in caso di shooting in esterni, o le liberatorie per i soggetti fotografati. E’ un lavoro che potete fare voi (o meglio il vostro agente o assistente), però va quantificato.

Gli imprevisti

Tenete sempre una percentuale per eventuali situazioni non previste. Se lavorate in esterni, magari con una trasferta, è consuetudine, per esempio, calcolare il “weather day“, ossia il costo dello stop, nel quale non potete produrre, ma che per voi implicherebbe comunque uno stop da altri lavori. E’ una consuetudine consolidata con questi tipi di servizi, ma va fatta bene comprendere al cliente. Ovviamente il suo costo è inferiore a quello delle giornate produttive.

L’utilizzo delle immagini

Questo è forse il fattore più importante e, spesso, il più difficile da fare comprendere al cliente. Un conto è la cessione delle immagini (che rimangono sempre di vostra proprietà) per un sito web, per esempio, un altro se il committente le utilizza per un libro che venderà.

Due consigli: non cedete mai i file RAW (che attestano la vostra proprietà unica, un po’ come i negativi) e chiarite sempre nel preventivo che vi riservate di utilizzare successivamente le immagini.

Anche in questo caso si tratta di raggiungere un giusto equilibrio. Fermo restando, ovviamente, che potrete sfruttarle a fini promozionali (portfolio, il vostro sito, …), si tratta di decidere se, come e a chi potrete cederle successivamente.

Se, per esempio, si tratta di un servizio fotografico per una località turistica, non dovrebbero esserci problemi a pubblicare qualche mese dopo alcuni degli scatti “avanzati” in un articolo di una rivista, che rappresenterebbe una forma di promozione per la località stessa.

Chiarite però bene tutto prima, in modo da evitare contestazioni.

 

A integrazione al mio articolo vi consiglio di consultare anche questo documento di TAU Visual.