Il web 2.0 è un luogo di grandi semplificazioni e, spesso, anche di enormi illusioni.

Ed è così che spesso si può confondere un’etichetta per l’appartenenza a una professione.

E’ buffo notare che questa tendenza spesso riguarda solo alcune professioni, come il famigerato “photographer“.

Non vedo, infatti, in giro molti profili di sedicenti “baker”, “dentist”, “crocodiles’ breeder”, “fire eater”, e così via.

Invece molti pensano che appiccicando un “photographer” al loro profilo social di colpo vengano catapultati in una professione che richiede studio, competenze, capacità, e coscienza che non hanno.

Come riconoscere questo personaggio, sicuramente molto meno simpatico di altri che vi ho presentato?

Ecco qualche indizio:

  • Si definisce “photographer” ma non parla inglese e non ha mai pseudo-lavorato oltre i confini del suo paesello.
  • Sul web si presenta “a babbo”, usando solo social network gratuiti: farsi sviluppare a pagamento un sito e gestirlo è per lui da sfigati.
  • Si esprime in un curioso gergo che lui suppone sia quello dei professionisti (che evidentemente non ha mai frequentato). Per esempio, una “foto” diventa così, con linguaggio da centometrista, uno “scatto”.
  • Inizia come passabile amatore e si evolve in inguardabile pseudo professionista.
  • Spende in attrezzatura più di quello che guadagna (ammesso che dalla fotografia guadagni qualcosa). Ma non spende nulla in training e in cultura (workshop, mostre, libri, corsi di aggiornamento, …).
  • E’ geloso e paranoico nei confronti delle sue “opere”, che sfregia ulteriormente con watermark, vignettature, … con funzioni “antifurto”. Senza sapere che chi, al contrario di lui, conosce Photoshop, le può fare sparire in pochi secondi.
  • E’ goffo e ossessivo nell’applicazione delle tecniche più truzze. Se, per esempio, acquisisce casualmente (come procede peraltro tutto il suo “lavoro”) qualche infarinatura di HDR, state sicuri che vi tempesterà di questo tipo di foto per settimane.
  • Omologa il suo pubblico verso il basso, ossia lo abitua a foto così brutte che, alla fine, le amerà incondizionatamente.
  • Insegna a tutti (sovente copia&incollando da Wikipedia, che però non cita mai come fonte), ma non impara da nessuno.
  • Non conosce la grammatica e l’ortografia della fotografia, ma spesso anche quella della sua lingua madre.
  • La sua psiche confonde la committenza con i like di Facebook.
  • Pratica l’hashtag selvaggio, specialmente quello con il suo nome, che però non conosce nessuno.