Le parole sono importanti!“: lo urlava Nanni Moretti in Palombella rossa ma, nella confusa era della Rete, oggi direi: “I contenuti sono importanti!“.
Il grande calderone di Internet sta portando sempre più velocemente aziende, ma anche istituzioni, a riciclare (a volte rubare) materiale spesso di scarsa qualità pescato tra blog, siti, social network e quant’altro, approfittando principalmente del desiderio di notorietà di molte persone (tra le quali i famigerati Fotografi Seriali).
Ci sono esempi infiniti di questa tendenza: trasmissioni televisive (anche TG) realizzate con collage di schifezze pescate da Youtube, presunti (e stipendiati) “professionisti” della comunicazione del Web, veri artisti del “ruba e incolla” di materiali che non sottopongono mai a verifica (con risultati spesso involontariamente comici, anche se a volte pericolosi), riviste che infarciscono gli articoli di orride foto a bassa risoluzione, rintracciate con una frettolosa ricerca su Google. Ciò nasce dalla mancanza di rispetto e di considerazione nei confronti della propria utenza, ma anche di chi vive di immagini, di video, di parole e di idee (investendo tempo, denaro, fatica e fantasia), dalla suicida corsa al risparmio che porta a “tagliare” sulla comunicazione, da un appiattimento del gusto del pubblico (che deriva da una proposta di scarsa qualità), ma, soprattutto, dal basso livello culturale, di capacità, di gusto personale e di preparazione professionale di chi deve prendere decisioni strategiche sulla comunicazione, aziendale, istituzionale e personale.

Insomma, i bordi della metaforica piscina del Web sono pieni di cialtroni da prendere a schiaffi.

Prepariamoci.