Tra le mie idiosincrasie ce ne sono sicuramente due: quella per le citazioni e quella per il predominio del marketing (soprattutto nei confronti della creatività).

Oggi andrò un po’ contro la mia natura, partendo da una frase di Philip Kotler:

The art of marketing is the art of brand building. If you are not a brand, you are a commodity. Then price is everything and the low-cost producer is the only winner.

In breve il succo è questo: se non riuscite a essere riconoscibili come un brand (nel caso di un professionista un personal brand), potete essere concorrenziali solo proponendovi sul mercato a un prezzo basso.

E’ una verità, per collocarci nel mercato delle professioni ci dobbiamo distinguere, partendo dalle nostre specificità.

Più volte ho sentito Giovanni Gastel affermare che il migliore modo per un fotografo emergente per farsi notare è quello di promuovervi per quello che sapete fare in modo “speciale”.

Il vostro portfolio non sarà quindi quello di un “tuttologo” della fotografia, ma dovrà puntare sulla vostra visione specifica e su quello che può essere anche definito uno “stile”, anche se fluido e adattabile: forse il termine “impronta personale” è migliore.

E, ancora, imparate a essere riconoscibili anche come persone, non solo per il nostro lavoro.

I vestiti e gli occhiali colorati di Toscani sono, insieme alla sua inconfondibile risata, un “un marchio di fabbrica” che instaura un rapporto di riconoscibilità con il pubblico, così come il cappellino di Benedusi o il linguaggio colorito di Galimberti.

Attenzione, il personal branding “sano” non è la creazione artificiosa di un “personaggio“, ma la cosciente valorizzazione delle vostre unicità, indispensabile anche nel mondo delle professioni.

Per uscire dall’ordinario, che ormai livella e omologa sempre di più verso il basso, siamo costretti a essere straordinari.

Se l’argomento vi ha incuriositi, contattatemi direttamente, tra i miei workshop ne propongo uno, ampiamente personalizzabile, dedicato proprio al personal branding.