Lavorando spesso in ambito turistico, sovente mi trovo a constatare, da parte di operatori e responsabili della comunicazione, un errore tanto madornale quanto per me incomprensibile, ossia la rappresentazione dei luoghi e delle attività da promuovere privi di persone.

E così mi trovo a vedere foto di campi di golf che sono riconoscibili come tali solo per la presenza di un cartello, di spiagge e piste di sci sconsolatamente vuote, di località turistiche deserte.

Questo è il peggior modo per presentarsi, la presenza dell’elemento umano, delle persone, è indispensabile per molti buoni motivi, che potrei riassumere in:

  1. definisce il contesto. Una montagna innevata con delle persone che sciano mi parla di una località sciistica, da sola è una montagna innevata e basta;
  2. fa immedesimare il potenziale utente nell’ambiente;
  3. rende dinamiche le situazioni. Dei surf in acqua spezzano la monotonia dell’orizzonte visto dalla spiaggia, così come dei trail runner su un sentiero di montagna rendono “veloce” una situazione a volte troppo statica;
  4. ci fornisce occasioni di storytelling, piccole “microstorie” in ogni fotografia;
  5. aumenta la credibilità e la desiderabilità delle proposte. Se io vedo un luogo vuoto, inconsciamente mi chiedo perché non ci sia nessuno e indubbiamente non mi viene voglia di andarci.

A titolo di esempio vi presento due immagini che ho scattato nel medesimo luogo, ma che raccontano due storie ben diverse.