In un mio articolo precedente ho già presentato qualche osservazione sul rapporto tra social media e reputation.

Attenzione, io non sono assolutamente contrario a questi strumenti: li utilizzo personalmente e per i miei clienti, nella mia attività di consulenza e didattica.

Li uso, ma con le dovute cautele.

E’ infatti importante rendersi conto dei limiti di questi media, che sono legati alla natura stessa della comunicazione online e della psicologia di chi la usa.

In breve cinque motivi per rendersi conto che non si diventa “grandi e famosi” attraverso i social.

  1. Il mezzo sfalsa la comunicazione. Comunicazione sincrona e asincrona, mancanza di messaggi non verbali, tempi, linguaggio e acronimi, … sono alcuni dei fattori che limitano e alterano la comunicazione “naturale” tra esseri umani. Potreste controbattere che questo avviene anche con radio, carta stampata e televisione, ma c’è una differenza: sul Web azione, reazione ed effetti collaterali di un atto comunicativo avvengono con una rapidità che non è riscontrabile in alcun altro medium.
  2. Nel virtuale è facile dare il peggio di sé. Osservando i profili social di alcuni colleghi mi trovo di fronte, a volte, a situazioni tipo dr. Jeckyll e mr. Hyde: persone deliziose, intelligenti, cortesi e disponibili nella vita reale si trasformano in incredibili rompipalle, narcisisti, con toni polemici e da “profeti de noantri”.
  3. Il campione è sfalsato. i nostri fan nel virtuale non corrispondono a volte a quelli che ci seguono nel reale, per tipologia e distribuzione.
  4. L’abitudine condiziona i comportamenti. Se inizialmente qualche nostro lavoro piace e se chi ci segue ama “il personaggio”, può essere che in futuro il pubblico, più assuefatto all’abitudine e alla simpatia che provano per noi che attento alla qualità di cosa facciamo, metta il “like” a qualsiasi ciofeca proponiamo loro.
  5. Fa male al nostro ego. Aumentano i fan, aumentano i like… ci sentiamo sempre più “pastori di un gregge”. Il rapporto con il pubblico reale è più faticoso, dal punto di vista psicologico e anche fisico, però è l’unico che ci può fare crescere professionalmente e umanamente.