Se pensiamo agli eventi catastrofici per la cultura e l’arte, si tratta sempre di avvenimenti fisici: la distruzione della Biblioteca di Alessandria, il rogo dei libri del ’33 da parte dei nazisti, più modestamente la perdita di gran parte delle foto del D-Day di Capa, …

Ciò che colpisce violentemente la nostra immaginazione è la fine del medium fisico, non delle idee che contiene.

E’ il nostro “essere analogici” che ci aiuterà a preservare la memoria, la necessità di conservare e di replicare un patrimonio intellettuale e fisico ci riporta a una ritualità quasi spirituale che i bit non esprimeranno mai.

Non è puro feticismo per “l’oggetto“, ma l’obbligo antropologico di rinegoziare e rinnovare il nostro rapporto con lo stesso.

La caducità delle fotografie stampate (al pari di tante altre opere) le rende paradossalmente più “forti” ed “eterne” delle loro parenti digitali.

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L’immagine è tratta dal film Fahrenheit 451.