Rileggendo per l’ennesima volta La responsabilità dell’architetto di Renzo Piano, sono stato colpito da alcuni passaggi nei quali l’autore ricorda la totale dedizione che, negli anni ’60, caratterizzava, a Milano, l’operato, ma anche la vita, di architetti, musicisti e altri ancora.

Ricordo, al volo, il nonsense geniale di Cochi e Renato e Jannacci, l’approccio totale e sociale all’architettura e alla fotografia di Basilico, l’attività culturale e (ri)creativa dei frequentatori del Bar Jamaica, la geniale intuizione di Gandini, che creò il primo magazine internazionale di fumetti “per grandi”: Linus.

Questo clima, che mischiava, appunto, una dedizione quasi calvinista (ma con una notevole propensione al divertimento), l’aspetto multidisciplinare, l’esperienza sociale e politica, la creatività e la vita comunitaria distinse Milano, ancora una volta, da tutte le altre città italiane.

Mi pare che in questa città, che considero la mia più di qualsiasi altro posto al mondo, si stia recuperando questo approccio, eliminando, prima di tutto, le distrazioni dell'”esserci” e del “dimostrare di esserci” (maledetto il web 2.0!), a favore del “fare” e del “collaborare”.

Oggi sento molti creativi, anche non di primo pelo, affermare che prima bisogna pensare alla comunicazione, poi alla creazione del prodotto o del servizio.

Penso che, invece, si debba porre di nuovo il focus sull’oggetto, sull’idea, e poi sulla sua promozione e vendita.

Spesso quella del marketing è una sterile schiavitù, che tarpa creatività e capacità di espressione, industriale, creativa o artigianale.

Il primo numero di Linus, datato 1965, come simbolo della Milano creativa, curiosa e internazionale.

Il primo numero di Linus, datato 1965, come simbolo della Milano creativa, curiosa e internazionale. Forse il 2015 può essere un nuovo inizio?