Non possiamo fingere che lavorare nella creatività non sia qualcosa di diverso da qualsiasi altro mestiere.

Non è meglio o peggio, vi sono semplicemente delle peculiarità che rendono il creativo contemporaneamente una delle persone più fortunate e sfortunate sulla faccia della terra.

Peculiare è il conflitto tra fantasia e necessità economiche, ma lo sono anche le modalità specifiche con le quali ciascuno di noi gestisce e direziona la propria creatività verso attività economicamente produttive.

Qualche tempo fa avevamo parlato di come ridurre le distrazioni, oggi, invece, mi piacerebbe ragionare con voi di “timori e interazioni“.

Il marketing

Non me ne vogliano amici e colleghi del marketing, ma ancora credo che, in ambiti come la pubblicità, la sua predominanza sia il peggior male che potesse capitare al settore della creatività. Ragionare in freddi termini di target spesso ci fa dimenticare, per esempio, che la comunicazione più efficace dovrebbe creare le tendenze, non seguirle. Sono quindi d’accordo con Oliviero Toscaniil marketing si occupa (e si deve occupare) del passato, la creatività del futuro. Non ho nessun problema a sedere allo stesso tavolo e a lavorare con gli esperti del marketing, ma all’interno di un dialogo tra pari.

Internet

(re)imparare a lavorare in “modo analogico” ci può aiutare a recuperare un rapporto sano con il tempo e con la materia. Invece di una frettolosa ricerca su Google, è spesso una cosa sana scartabellare tra cataloghi, confrontarsi con i colleghi, frequentare luoghi reali dove si pratica un’altrettanto reale creatività. In ambito fotografico, per esempio, trovo ancora utilissimo strappare dai giornali che mi passano tra le mani foto che mi piacciono e che mi colpiscono, per raccoglierle dentro schedari che, spesso mi capita di sfogliare alla ricerca di spunti. Sempre in ambito di carta stampata, non c’è nulla di più bello e gratificante del preparare le stampe per un’esposizione, vedendole uscire dalla stampante, facendo un sopralluogo dove verranno appese e relazionandosi con i corniciai alla ricerca della soluzione migliore.

Il timore

Questa è una mia personale opinione: se volete essere creativi dovete rompere gli schemi e imporre le vostre idee. Date per scontate le capacità e la fantasia, senza una certa quantità di faccia da c… secondo me non si è dei veri creativi. Ideate al meglio il vostro progetto, documentatelo, motivatelo ed esponetelo con logica e accuratezza al vostro cliente: quasi sempre farete centro.

La ricerca dell’ampio consenso

No, non si può piacere a tutti. Dovete imparare a conoscere il vostro pubblico e che cosa lo può emozionare. In ambito commerciale non è facile: dobbiamo colpire il pubblico, ma anche convincere il cliente e gli altri “attori” del progetto di comunicazione, che possono avere visioni e interpretazioni differenti dalle nostre.

Amici del marketing, ancora una volta mi rivolgo a voi: il pubblico non è un “target” da colpire, ma un soggetto pensante con il quale interagire, con rispetto.

La scarsa abitudine a ragionare in termini di progetto

E che vuoi che sia, vado, sistemo le luci, gestisco modelli e set e porto a casa il servizio fotografico.

No, questa è una visione vecchia e limitata: qualsiasi realizzazione creativa è un progetto, piccolo o grande.

Impariamo a gestirlo in ogni aspetto, da quelli creativi a quelli logistici.

In un complesso progetto fotografico, per esempio, io mi rendo conto di scrivere più di quanto mi trovi poi a scattare.

Questo non è negativo, anzi, è un’efficiente gestione, che mi porta a un workflow più efficace, che mi permette di concentrarmi soprattutto sugli aspetti più creativi e gratificanti di ogni singolo progetto.