Per chi lavora con i contenuti e nella comunicazione non è raro incappare nella scarsa considerazione del proprio lavoro.
L’ambiente creativo è pieno di citazioni autoironiche dei propri clienti: “beato te che fai un lavoro così divertente!”, “ma quella foto la faccio anche io con il cellulare!”, “i testi per il sito me li scrivo io, così risparmio”, e così via.
Al di là di tutto, oggi vorrei fare qualche considerazione di carattere economico.
Il fai-da-te sicuramente fa risparmiare la parcella di un professionista, ma una comunicazione inefficace spesso si traduce in un mancato guadagno.
Pensate quali problemi possano comportare delle brutte foto, o quanti mancati contatti possa generare un sito che non tenga conto dei requisiti di usability.
Sicuramente l’amico fotoamatore, la zia che sa goffamente smanettare in WordPress e la fidanzata con la passione della scrittura costano poco (o non costano nulla), ma quanto vi faranno guadagnare? E, ancora, quanto guadagno vi fanno perdere?
Ci sono anche situazioni peggiori, ma qui si passa alla fantasiosa categoria dei furbetti: foto rubate qua e là, siti clonati, …
Per fortuna, però, è molto facile segnalare questi abusi, soprattutto sul Web, e vedere intervenire prontamente servizi come Facebook, Google, provider vari e altri.
Siamo creativi, non cretini.
Se il patito del fai-da-te, quindi, al massimo rischia di perdere tempo e qualche guadagno, il furbetto, al contrario, ha la ragionevole certezza dell’esilio (momentaneo o definitivo) da importanti porzioni del Web.
Concludendo, io ho una posizione di assoluta apertura: i patiti del fai-da-te (con esclusione dei furbetti) forse impareranno, mettendosi dalla nostra parte, che valore abbia il nostro lavoro.
Che, comunque, è veramente un bel lavoro, ma come tale deve essere considerato.