Ciclicamente ci si interroga sull’opportunità di pubblicare o no determinate immagini, ma non è l’argomento del quale voglio parlare.

E’ il caso di questi ultimi giorni, quello della foto (e non userò aggettivi) di Aylan Kurdi.

Per tutti è “il bambino morto sulla spiaggia”.

Ecco, mi piacerebbe che a questa persona venisse restituita la dignità di essere chiamata per nome, di vedere riconosciuta la sua individualità e la sua umanità.

Basta, sul tema non voglio dire altro.

Si chiamava Aylan Kurdi ed era un essere umano, non la rappresentazione bidimensionale, asettica e anonima del nostro (peraltro vergognosamente insufficiente) senso di colpa.