La democratizzazione, in tutti i settori, porta inevitabilmente anche al brutto.

Tutti parlano (spesso a vanvera) di politica al bar (e nel bar 2.0: Facebook), il karaoke ha dimostrato che siamo tutti cantanti (non solo sotto alla doccia) e anche la Casalinga di Voghera ha il suo blog (magari più seguito di quello di un grande opinionista “ufficiale”.

E, allo stesso modo, la diffusione delle fotocamere digitali, dei social e, soprattutto, degli smartphone, ci ha reso tutti fotografi.

Non sfuggono neanche i “VIP“: recentemente il sito di Repubblica ha pubblicato una galleria di foto di Alessandro Baricco.

Apriti cielo, subito sono partite le critiche (anche questa è democrazia).

Le foto sono sì modeste, però, per me, nell’insieme questo “diario personale“, arricchito dalle didascalie (“dida”, per quelli fighi), ha tutta la dignità dilettantesca e la voglia di sperimentare e raccontarsi di molti fotoamatori.

Perché Baricco non può parlare (o straparlare) di fotografia ed esporre (ed esporsi) in questo settore? Vi è forse qualcosa di sacro in questa forma espressiva?

Non mi pare che, per par condicio, sia mai stato impedito a un fotografo di scrivere!

Non so, forse io sono un po’ troppo nostalgicamente punk, ma per me anche l’imperfetto ha il suo fascino e la sua dignità, soprattutto se sperimentato con coraggio.

Preferisco sempre l’opera divertita, coraggiosa e un po’ guascona di un dilettante intelligente al perfezionismo snob, autoreferenziato, autocelebrativo e un po’ rancoroso di molti ammuffiti professionisti.

Bravo Alessandro!

foto baricco