Questo blog, ormai online da più di tre anni, ha un pubblico abbastanza consolidato e curioso (e ve ne ringrazio).
In questo periodo vi ho fornito qualche informazione tecnica, dei tutorial, news e opinioni, ma, in generale, spero di avervi trasmesso anche un certo senso di libertà, di rapporto non ingessato con l’immagine e con la fotografia.
Spero, in altri termini, di avervi aiutati almeno un po’ nella ricerca di un vostro stile personale, di modalità non conformiste di lettura e interpretazione dei vostri generi fotografici preferiti.
In questo articolo, quindi, mi piacerebbe presentarvi la mia visione della fotografia.
Per iniziare, devo ammettere che non so se posso considerarmi un fotografo.
Forse il mio rapporto con questa forma espressiva è più quello di un photo editor e di un formatore curioso che porta avanti anche una propria ricerca espressiva.
Sicuramente la fotografia è una vecchia passione di famiglia, da generazioni, e tra i miei amici vi sono moltissimi fotografi.
Insomma, io e la fotografia siamo indubbiamente vecchi amici, forse troppo, tanto che in me forse mancano quella forma di rispetto incondizionato e di venerazione che molti hanno nei sui confronti.
Forse è proprio da questo che nasce il mio rapporto libero nei confronti di quella che tendo a considerare più una forma di artigianato che di arte.
Per me l’artigianato ha una nobile radice popolare, che unisce tecnica, amore, ma anche fatica, mestiere e una forma di ironico disincanto che sicuramente fa parte del mio carattere.
L’arte è altra cosa, è estasi, ma anche un po’ di retorica e di presunzione.
Per me.
Per ciò che riguarda il mio stile, probabilmente nasce soprattutto dalla curiosità e da un modo personale di vedere la realtà.
Forse i generi che frequento di più sono il paesaggio e lo sport, ma non mi sento inibito nei confronti del ritratto, o del reportage, che mi impongono un modo di pensare e di vedere differenti, soddisfacendo una certa irrequitezza personale, che mi spinge a curiosare qua e là.
Nel mio modo di fotografare molto nasce da una certa capacità di “vedere in modo fotografico” la realtà. Chiamatela previsualizzazione, chiamatela capacità di visione, ma quasi sempre quando scatto una foto ho già istintivamente in mente quale sarà il risultato finale, postproduzione inclusa.
Aggiungo poi che amo il difetto, in un ritratto mi piace evidenziare le imperfezioni della pelle, così come nel paesaggio mi piace “spingere” le caratteristiche materiche di certi elementi, come le rocce o le nuvole, spesso rendendoli “duri” e “ingombranti”.
Ma, soprattutto, come ho già detto, la fotografia per me è un modo per esprimermi in libertà.
Spero di riuscire, almeno in parte, a trasmettervi questo senso di “seria leggerezza” (anche nei miei workshop), che unisce rispetto per la forma espressiva, ma anche capacità di giocarci senza inibizioni.