Una delle peggiori maledizioni della moderna fotografia digitale sembra essere il rumore.
Vi sono, effettivamente, alcuni ambiti nei quali la sua riduzione è importantissima, per esempio nella fotografia notturna e astronomica.
Proprio a questo tema, tempo fa, ho dedicato una serie di articoli e di tutorial.
Il rumore, però, a volte può essere un prezioso e utile alleato, soprattutto se si pensa alla stampa delle nostre immagini.

Molti utilizzano una “grana artificiale”, ottenibile anche con appositi plugin, tra i quali Google Nik Collection e Realgrain di Imagenomic, che permettono addirittura l’emulazione di pellicole, famose per ottenere un effetto vintage.
Per me, invece, una certa quantità di rumore naturale, o una granulosità artificialmente indotta, hanno un altro valore, quello di restituire un aspetto “materico” alla stampa, soprattutto se di grandi dimensioni.
Le stampe molto grandi, infatti, sono fatte per essere viste da lontano e la presenza di una granulosità (ovviamente controllata) le rende più naturali.
Un eccesso di nitidezza, a volte ricercato ossessivamente, al contrario, può rendere l’immagine troppo “artificiale“.
Come in altri casi, ovviamente, l’uso del rumore deve essere visto come un semplice strumento, da usare con attenzione e parsimonia, effettuando varie prove di stampa.
Di seguito vi mostro gli strumenti di emulazione della pellicola di Nik Analog Efex Pro e di Realgrain di Imagenomic.
Una nota curiosa: Imagenomic commercializza anche un ottimo plugin per la riduzione del rumore, Noiseware.