In quest’epoca così “neutra” e “preoccupata“, termini come “bipartisan” e “politically correct” fanno ormai parte del lessico comune.

Termini ai quali io immediatamente e inevitabilmente associo un pensiero, forse poco nobilmente espresso: “che palle!“.

Non credo, infatti, che la comunicazione e, in generale, la vita, possano essere sempre “in centro”, in un agghiacciante limbo di “non-idee” e “non-opinioni”.

La fotografia, per fortuna, ci impone dei criteri di responsabilità che ci costringono a essere politicamente scorretti.

Siamo responsabili e forniamo una nostra precisa interpretazione della realtà quando scegliamo un soggetto, ma anche quando decidiamo di ritrarlo con una determinata luce, con una certa ottica, da una precisa posizione.

Ciò vale per il reportage, quanto per la fotografia commerciale, il ritratto, il paesaggio, l’architettura, …

Maggiore è il nostro grado di consapevolezza, più potremo esercitare questo binomio di libertà e responsabilità.

La fotografia (per fortuna) è politicamente scorretta, se non ci credete leggete la storia della fotografia che vi presento qui sotto.

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