Il paraluce è uno di quelli oggetti spesso dati per scontati, ma che ha più di un’applicazione utile, a volte indispensabile.

Il primo utilizzo, quello ovvio, è legato alla necessità di evitare infiltrazioni di luce, che si possono tradurre in flare indesiderati, ma anche in problemi di contrasto e saturazione.

Potete risparmiare qualche grammo di peso lasciando il paraluce a casa, però bilancerete questa comodità con tutte le acrobazie che dovrete compiere per schermare il sole o altre fonti luminose con mani, cappellini e altre amenità.

L’altra funzione importantissima, soprattutto per chi opera outdoor, è quella di protezione.

Da anni io non uso più filtri a protezione della lente (UV, skylight, …), oltretutto problematici, per motivi di spessore, sui grandangolari, soprattutto se associati ad altri filtri, come gli ND variabili.

Il paraluce, invece, è un’ottima protezione contro gli urti ed evita che la lente si sporchi in caso di pioggia, stando attenti, ovviamente, a non dirigere l’ottica verso l’alto.

L’unica situazione in cui questo accessorio è controproducente è quando usiamo il flash, in questo caso conviene lasciarlo nella borsa.

Non ho detto a caso “lasciarlo nella borsa” invece che “lasciarlo montato invertito”: questo è un metodo molto comodo per averlo fissato sull’obiettivo senza usarlo, però spesso in questa modalità blocca, totalmente o parzialmente, la ghiera di messa a fuoco manuale.

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