In attesa del trekking-workshop del 26-28 giugno in Valle d’Aosta, qualche spunto per abbracciare consapevolmente e con gusto il mondo del bianco e nero.

Buoni motivi:

  1. E’ una palestra di allenamento, grazie alla quale, non “distratti” dal colore, possiamo iniziare a curare al meglio la composizione e l’esposizione, ma anche a gestire i contrasti e l’istogramma in postproduzione.
  2. E’ un linguaggio contemporaneamente semplice e maturo: non a caso la prima e l’ultima cintura delle arti marziali sono la bianca e la nera. I colori stanno in mezzo.
  3. Ci riporta al segno grafico. Fotografare in bianco e nero significa anche avvicinare le proprie capacità di lettura e di interpretazioni ad altri approcci, più vicini alla pittura e alla grafica.
  4. E’ un buon modo per iniziare a stampare. Come nel primo punto per lo scatto, il bianco e nero può essere un buon metodo per intraprendere anche il cammino della stampa delle nostre immagini, evitando, in prima battuta, i “problemi” legati al colori, primo tra tutti quello della calibrazione del sistema produzione-postproduzione-output.

Cattivi motivi: 

  1. Nasconde le magagne, specialmente quelle legate al colore: bilanciamento del bianco, dominanti, … E’ comunque un’illusione, anche il bianco e nero risente di questi errori, che si riflettono, semplicemente, sui toni di grigio invece che sui colori.
  2. Rende falsamente “stilose” foto a volte banali. Questa è una delle più grandi illusioni e “truffe” della fotografia: una brutta foto rimane tale anche se ridotta ai toni di grigio. Le foto in bianco e nero vanno pensate, appunto in bianco e nero, non sono immagini a colori semplificate!
  3. Può essere pretenzioso. E’ un rischio, legato soprattutto all’autocompiacimento stilistico.
  4. L’assenza di colore spesso limita la comunicazione. Il colore non è un nemico, ma un alleato che ci supporta nel percorso che conduce il nostro pubblico all’emozione. Il bianco e nero, quindi, se usato a sproposito e malamente, è controproducente.